180 anni dalla nascita: Edgar Degas

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“Per produrre buoni frutti bisogna mettersi in spalliera; si resta là tutta la vita, le braccia distese, la bocca aperta, per assimilare quel che passa, quello che è intorno a noi, e viverne”.

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Degas

Proveniente dalla pittura accademica del Salon, Edgar Degas sperimenta tutti i generi pittorici, dal ritratto alle nature morte, dai soggetti storici fino ad arrestarsi sullo studio dei temi e delle scene della vita moderna, impresa che occuperà tutta la sua carriera e che lo rende a pieno titolo appartenente a quel mutamento dello sguardo associato all’Impressionismo francese.

Assimilare ciò che passa e tradurlo in pittura significa mettersi al centro della vita frenetica della città, ritrarre i luoghi alla moda o di passaggio, utilizzando come modelli gli individui che popolano il contemporaneo. Le corse dei cavalli, come nel dipinto Cavalli da corsa davanti alle tribune (1866-1868), la danza – si vedano le numerosissime opere e sculture di ballerine -, l’Opera come in L’orchestra dell’Opéra (1868) , i caffè-concerto, con momenti e gesti della vita quotidiana.

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Degas

L’artista e la propria opera vivono della modernità che li circonda, e il nuovo modo di dipingere degli artisti impressionisti è volto a rappresentare quell’atmosfera sempre cangiante e frenetica, senza tralasciarne i momenti di stasi e gli aneddoti più grotteschi o disincantati, si pensi al dipinto L’assenzio del 1867 o Le stiratrici.

Degas sceglie prospettive particolari, scorci e visioni oblique, dall’alto o dal basso, come se il pittore si facesse tutt’uno con la scena che raffigura, come se egli volesse scomparire – per mostrare la dinamicità dei gesti nella totale spontaneità dei modelli – e insieme sbirciare la scena; egli infatti rappresenta ciò che vede secondo la propria prospettiva attraverso tratti decisi ed essenziali i quali formano figure che hanno forza e che si impongono per la loro singolarità.

Egli non fa appello al movimento della natura, alla luminosità atmosferica delle diverse ore del giorno, ma recupera gli elementi della tradizione pittorica (come la figura femminile nei numerosi nudi) filtrandoli dallo sguardo dell’uomo moderno. Egli non si arresta alla luce naturale, ma nei numerosi dipinti d’interni ed esterni, l’atmosfera è ricercata attraverso il movimento delle forme umane in rapporto all’ambiente circostante.

“Si vede come si vuol vedere, ed è questa falsità che costituisce l’arte”. E la falsità di Degas consiste appunto in una cura per la composizione e all’importanza attribuita al disegno – a differenza del paesaggio impressionista -. L’autore ripropone e rielabora gli stessi soggetti in numerosissime tele, poiché “il disegno non è la forma, ma è il modo di vedere la forma”. In questa maniera Degas fonde una pittura dai temi ancora realisti con uno sguardo nuovo, cioè lo sguardo dell’artista che non solo è in contatto con una realtà sempre mutevole, ma che muta continuamente il punto di vista.

Il movimento è relatività e ogni atmosfera (dal teatro alle corse di cavalli, agli uomini d’affari) è irripetibile, come è irripetibile ogni sguardo e ogni realtà costruita attraverso la pittura.

Nella produzione degli ultimi anni (1887-1912) Degas porta all’estremo questa attenzione per il singolo soggetto dipinto e la caratterizzazione del personaggio attraverso linee essenziali. Egli testimonia che l’apertura al reale, alla vita brulicante del mondo, necessita di un nuovo tipo d’espressione che tenga conto del movimento, perché in esso si raccoglie la linfa vitale di cui l’artista partecipa, attraverso il ruolo attivo-passivo della creazione.

 

Frattaroli Federica per 9ArtCorsoComo9

 

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