Arles mon amour. Si parte!

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Si è aperta lunedì 7 luglio la 45ª edizione dei Rencontres d’Arles. Dal 1970, Arles, la storica cittadina della Provenza, a sud della Francia, famosa per aver affascinato pittori e fotografi, ospita il grande festival, voluto dal fotografo Lucien Clergue, dallo scrittore Michel Tournier e dallo storico Jean-Maurice Rouquette.

Il festival di Arles è diventato, negli anni, un evento di richiamo internazionale, considerato un’eccellenza tra le più importanti manifestazioni dedicate alla fotografia. In ben 13 anni il suo pubblico è passato da 9mila visitatori a 100mila contati nel 2013.

Léon Gimpel

Più di 50 sono le mostre allestite ogni anno, e workshop, dibattiti, convegni, scambi di opinioni ed esperienze coinvolgono, non solo, gli addetti ai lavori come i fotografi professionisti, curatori, storici e critici, ma anche amatori e appassionati. Eventi che si snodano per tutta la città e hanno spesso, come sede, luoghi inusuali e poco accessibili al pubblico. Una città che si fa teatro o un grande teatro dentro una città: «Arles è una scena teatrale delle dimensioni di una città, destinata a portare i fotografi sotto i proiettori, e a passare loro dei microfoni (o dei megafoni) per uno scambio costante con il loro pubblico». Sono le parole di François Hébel, ex direttore della Magnum Photos e a breve anche ex direttore artistico del festival, mentre illustra Parade, il tema di quest’anno. Sotto i riflettori, a fare da protagonisti, sono tutti quegli artisti che hanno contribuito alla storia dei Rencontres, che presenziano portando lavori inediti. Tra i partecipanti alcuni nomi illustri come quello di Lucien Clergue, storico fondatore del festival, con il suo Les hommes et les femmes, una raccolta che comprende interviste, video e ritratti di persone importanti nella vita dell’autore, accompagnati dagli scatti dei nudi che lo hanno reso celebre e dalle immagini di bambini, di cadaveri di animali e di disegni astratti.

Vincent Perez

Novità dell’edizione 2014 Originals, una parte dedicata ad artisti che partecipano ad Arles per la prima volta. Tra questi: l’attore e regista Vincent Perez, Patrick Swirc, Denis Rouvre specializzati nel ritratto; David Baileycon Sturdust lavoro in mostra a Londra. E ancora Vik Munize coi suoi collage fotografici realizzati ritagliando foto degli album di famiglia; Artur Walthere le sequenze millimetriche; Anouk Dourand col suo progetto che intreccia fotografia e narrativa, storia e vicissitudini personali. Un racconto che si snoda tra le immagini d’archivio, gli album di famiglia e le riviste d’epoca, che narrano la storia di un legame nella Cina e nell’Albania comunista degli anni settanta.

Patrick Swirc

Tutti progetti questi che puntano ad offrire uno spunto di riflessione sulla fotografia, sull’eccedenza di immagini a cui siamo sommersi nell’era digitale.

La grande rassegna sarà visitabile fino al 21 settembre. Poi si chiuderanno le porte e si decideranno le sorti dell’edizione 2015, che vedrà come successore di François Hébel, Sam Stourdzé, curatore noto per aver lavorato prima per la Fondation Cartier Bresson dal 2005 al 2010, e poi per il Musée de l’Elysée di Lausanne, che lascerà nei prossimi mesi a favore del nuovo incarico.

Girano voci di nuvole nere sopra il cielo del festival di Arles. Nuvole che vedono come causa delle dimissioni di Hébel la perdita del Parc des Ateliers, il quartier generale delle ferrovie francesi, dismesso e riqualificato dalla manifestazione a fini espositivi. 80mila metri quadri che fino all’anno scorso ospitavano le mostre più sperimentali e all’avanguardia dei Rencontres d’Arles (non solo progetti di artisti emergenti ma anche progetti che coinvolgevano curatori, editori e fotografi del calibro di Clément Chéroux, Erik Kessels, Martin Parr, Joachim Schmid e Joan Fontcuberta). 80Mila metri quadri venduti dal comune di Arles alla Fondation Luma, ma questa è un’altra storia…

Vik Muniz

Laura Loi per 9artcorsocomo9

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