Tessuti, sassolini ed ex fidanzati

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Passaggi, vie, ponti, transizioni avanti e indietro. Ecco di cosa è fatta la vita: andare, tornare e tante volte, ahimè, ritornare. L’esistenza passa mentre camminiamo lasciando tracce, un po’ come piccoli sassi buttati sul sentiero per ricordarci dove siamo stati,  anche solo per mostrarci la via del ritorno. Sassolini che si coprono di acqua, fango e pioggia, che vengono travolti dai venti forti e nascosti dall’erba. Oppure da noi stessi che li sotterriamo per paura di rivederli. Ma ogni tanto, quando la terra si smuove vengono fuori come se il cammino fosse appena stato percorso, allora li raccogliamo con le nostre mani, li guardiamo accuratamente e proviamo a togliere i sedimenti che si sono creati con il tempo. Proviamo a ricordare perché li abbiamo buttati, a rileggere cosa hanno da dirci sul percorso.

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I nostri sassolini sono custoditi e sparsi negli armadi di casa nostra, nei comodini di una camera, appesi alle pareti o esposti nei tavolini del caffè. I sassolini sono oggetti, oggetti semplici e banali , nei quali abbiamo lasciato una parte di noi. La prima coperta che usavamo da bambini o il primo giocattolo; quello che non volevamo lasciare per andare a scuola, quella bambola che ci aspettava paziente sopra il letto e oggi, magari abita nel cassonetto dei ricordi. Diventando grandi lasciamo più tracce: quella collana che abbiamo scambiato con la migliore amica, la prima entrata a un concerto, le scarpe preferite…

Dopo le cose si complicano; incominciamo a custodire i biglietti della prima volta che siamo andati al cinema con lui, la prima lettera d’amore, il CD con le nostre canzoni , le foto delle vacanze. Il tempo passa, ci sono ancora passaggi, vie, ponti e transizioni; le relazioni finiscono e i sassolini diventano pesanti, tanto da far male, tanto da dover nasconderli per andare avanti.

Allora arriva l’arte, come fosse un geologo appassionato, cerca di dissotterrare i sassi e farli parlare. Ecco cosa hanno fatto la fotografa americana Carla Richmond e la scrittrice Hanne Steen. Il loro è un progetto artistico che funziona come uno scavo archeologico; la terra è una donna e i sassi sono magliette. Così parla Steen sula genesi del progetto “dopo che la mia ultima relazione è finita mi mancava indossare le sue maglie, perché mi mancava lui e volevo fare un progetto che guardasse approfonditamente questo fenomeno; come un modo de esplorare i miei propri sentimenti di attaccamento”.

L’idea è quella di fare indossare a diverse donne – fino adesso 40 – la maglietta di un suo ex fidanzato mentre vengono registrate e fotografate. Quella maglietta che ha l’odore di lui, quella speciale che ha lasciato, quella che ha la misura delle sue spalle e la lunghezza di quelle braccia che una volta significavano protezione. Quella maglia che è pesante da indossare. Le artiste fanno alle donne domande dirette e forti che risollevano sentimenti profondi: ricordi, risate e qualche pianto. Il risultato sono scatti meravigliosi che evidenziano quanto forti possono essere gli oggetti, quanto li riempiamo di significato e quante storie possono custodire.

Quella lettera speciale, la foto incorniciata, il braccialetto che ci siamo annodati a vicenda , il souvenir comprato insieme e quella maglia, l’unica cosa rimasta di lui, ormai orfana di dorso sono i nostri sassi. E i nostri sassi siamo noi stessi, noi stessi che lasciamo un frammento della nostra anima a ogni fermata del cammino; noi stessi che siamo capaci di dissotterrare le pietre perché forse non le abbiamo ancora interrate veramente. Noi stessi che ci costruiamo di tempo e sedimentazione, proprio come le rocce che fanno le grandi montagne.

Se volete vedere tutte le foto del progetto ecco la pagina: http://herclayheart.com/

Aura Parra per 9ArtCorsoComo9

 

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